Nel labirinto dell’infodemia tra fake news e fonti accreditate - Life

Ultimo aggiornamento il 16 giugno 2020 alle 11:00

Nel labirinto dell’infodemia tra fake news e fonti accreditate

Quanto ci costa in termini umani una notizia sbagliata e virale? Ne parliamo in una puntata speciale di StartupItalia Live il 29 maggio alle 15 con Mario Merlo, Giampaolo Colletti, Silvia Bencivelli, Antonio Gaudioso e Paolo Bonanni.

C’è un fenomeno che si diffonde molto più rapidamente del coronavirus ed è l’informazione sbagliata. A dirlo è Andrew Pattison, digital business solutions manager dell’organizzazione mondiale della sanità: le fake news si sono moltiplicate “faster than the virus”. Senza arrivare al paradosso si può dire che l’informazione errata ha fatto molte vittime. Ci sono persone nel mondo che a causa delle fake news si sono ammalate e in alcuni casi sono morte.

Per dare rilevanza a questo fenomeno piuttosto sottovalutato, è stato recuperato un termine usato per la prima volta nel 2003  e che deriva dalla fusione tra information e epidemic: infodemia. Seguendo la Treccani ecco l’esatta definizione: “Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”.

In questa situazione, oltre alla responsabilità dei media e della corsa continua delle testate a voler essere i primi a dare la notizia, il che spinge troppo spesso a non controllare quello che poi si scrive, una grossa responsabilità lo hanno anche la politica e un uso spregiudicato dei social media.

Il costo umano dell’infodemia

Un gruppo di giornalisti della BBC si è occupato in questi giorni di individuare il bilancio umano della disinformazione del coronavirus. Hanno esaminato centinaia di dossier e parlato con le vittime e le autorità mediche nel tentativo di verificare tutte le storie. In sostanza gli effetti della cattiva informazione si sono visti in tutto il mondo: le voci online hanno portato ad attacchi in India e avvelenamenti di massa in Iran. Gli ingegneri delle telecomunicazioni sono stati minacciati e le antenne telefoniche sono state incendiate nel Regno Unito e in altri paesi, tutto a causa delle teorie del complotto. In Arizona una coppia ha erroneamente pensato che una bottiglia di detergente contenesse una medicina preventiva e ora ne sta pagando le conseguenze.

Tre fake news diffuse in tutto il mondo

Uno dei casi più clamorosi è quello  che riguarda l’utilizzo dell’Idrossiclorochina: notizie sulla sua efficacia contro il virus si sono diffuse in modo improprio. Le speculazioni hanno iniziato a circolare online in Cina alla fine di gennaio. I media hanno twittato vecchi studi in cui si diceva che il farmaco era stato testato come medicinale antivirale. La voce ha cominciato a circolare in Francia e poi negli Stati Uniti con tweet di persone estremamente seguite come Elon Musk. Anche il presidente brasiliano Bolsonaro ha voluto  dire la sua sull’argomento e anche il presidente Trump ha invitato a utilizzarlo: “Cosa avete da perdere” si legge in un tweet. Lunedì, l’Organizzazione mondiale della sanità ha però interrotto ogni sperimentazione dopo che un recente studio ha suggerito che l’uso dell’Idrossiclorochina potrebbe addirittura aumentare il rischio di morte di pazienti con Covid-19.

In Iran, le autorità hanno affermato che centinaia di persone (il numero dato dal funzionario per la medicina legale iraniana è 796) sono morte per avvelenamento da alcol dopo voci virali sui suoi effetti curativi. La notizia falsa si è diffusa rapidamente sui social in un Paese in cui l’alcol è vietato.

 

E poi c’è stata la fake news sul 5G. In tutto il Regno Unito, oltre 70 antenne telefoniche sono state vandalizzate a causa di false voci secondo cui la tecnologia del 5G possa essere in qualche modo responsabile del virus.

L’altra faccia del virus: vi aspettiamo per la diretta

Il lavoro della BBC mostra davvero l’altra faccia di questo virus. Un mondo globale fatto di connessioni continue, di smartphone scrollati più di 150 volte al giorno, di scarsa alfabettizzazione al digitale. Il bisogno di doversi attaccare a qualcosa, a una soluzione facile da attuare, a un farmaco miracoloso che riporti tutto alla vita precedente che ci sembra sempre più lontana e che manca a tutti moltissimo.

Abbiamo per questo deciso di dedicare una puntata speciale di StartupItalia Live proprio alla Infodemia. La potrete seguire sulle nostre pagine Facebook, Linkedin e YouTube il 29 maggio a partire dalle 15. Con me e Gianpaolo Colletti ci saranno Mario Merlo, General Manager Sanofi Pasteur Italia, Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, Paolo Bonanni, professore ordinario di Igiene alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze e la giornalista scientifica Silvia Bencivelli.

 

Live, la salute che verrà

Questa diretta sarà anche l’inizio di un nuovo percorso di StartupItalia. Nasce infatti oggi un nuovo canale grazie alla partnership con Sanofi. Life, la salute che verrà sarà il nostro verticale dedicato alla comunicazione medico-scientifica, con particolare attenzione alla prevenzione e all’impatto dell’innovazione tecnologica sulla qualità della vita.

Attraverso approfondimenti settimanali con autorevoli firme coinvolte, interviste e dirette social, racconteremo come cambia il mondo della salute e daremo voce a esperti che si pongono come guida in un momento in cui l’attenzione sul mondo scientifico è alta, ma le informazioni rischiano di essere eccessive e caotiche .

Sarà un viaggio nel digitale al servizio della salute, con riferimento a tutti gli strumenti di mobile e social health, app, telemedicina, gamification che hanno un impatto sulla qualità di vita delle persone e sul servizio sanitario nazionale.

Vi aspettiamo!

Sanofi Pasteur e StartupItalia dichiarano che gli autori dei post e gli speaker che prendono parte alle dirette hanno ottemperato agli adempimenti previsti in tema di conflitto di interesse.

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