Digital health e Covid-19: cosa abbiamo imparato? - Life

Ultimo aggiornamento il 29 giugno 2020 alle 7:00

Digital health e Covid-19: cosa abbiamo imparato?

La pandemia da Covid-19 ha contribuito a rilanciare gli strumenti di digital health. Dai chatbot per individuare e indirizzarle le persone a rischio, alla ricetta elettronica, fino agli strumenti di televisita e di tele-monitoraggio che hanno subito un’importante accelerazione anche grazie alla decisione di alcune regioni di rimborsare le prestazioni di telemedicina

La pandemia da Covid-19 ha contribuito a rilanciare la telemedicina e altri strumenti di digital health. Non ci sono mai state così tante iniziative a livello nazionale come negli ultimi tre mesi. L’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari ha contato 174 soluzioni di digital health attivate dalle Aziende Sanitarie Italiane a partire dal 1 marzo 2020, il 29% delle quali per la gestione dei pazienti Covid-19 e il 71% per gestire da remoto patologie croniche come il diabete, le patologie cardiovascolari, oncologiche, dermatologiche, neurologiche e psicologiche.

Nella prima fase della pandemia è stato prezioso il contributo dei sistemi di chatbot, attivati in diverse Regioni italiane per affiancare i call center nell’attività di triage dei pazienti. Costruiti su indicazioni, protocolli e algoritmi rilasciati dal ministero della Salute hanno permesso di individuare persone a rischio e indirizzarle ai punti di contatto più appropriati.

Un grande contributo all’automatizzazione di alcuni atti sanitari lo si deve poi alla decisione della Protezione Civile di dare il via libera su tutto il territorio italiano alla ricetta elettronica. La decisione, dettata dall’emergenza, ha dato un colpo definitivo alla titubanza di molte Regioni italiane costringendole a seguire quelle più virtuose che da tempo avevano deciso per la dematerializzazione della ricetta e per il suo invio al paziente tramite email o Whatsapp.

Televisita e tele-monitoraggio

Ma sono soprattutto gli strumenti di televisita e di tele-monitoraggio ad avere subito un’importante accelerazione. Se di fronte a questi strumenti le perplessità in passato erano numerose, soprattutto tra la classe medica, in questo periodo si è assistito a un loro sdoganamento.

Mai come in questo periodo si è fatto gran uso di strumenti di videoconferenza (Skype, Zoom, Whatsapp, ecc) per “televisitare” pazienti Covid-19 con sintomi lievi e costretti all’autoisolamento domiciliare e quelli non Covid-19 ma particolarmente fragili o affetti da patologie croniche. E mai si è vista, così intensa, l’attività di startup volta a realizzare soluzioni ad hoc in grado di integrarsi con gli strumenti in uso presso gli studi di quei medici che hanno iniziato a impiegarle.

Sono fioriti strumenti di tele-monitoraggio in grado di tenere sotto controllo i valori di parametri fisiologici raccolti al domicilio del paziente tramite una misurazione manuale o ricavati automaticamente da strumenti integrati ad essi come saturimetri, elettrocardiografi, misuratori della pressione arteriosa e misuratori della temperatura.  La sorveglianza è resa più semplice dalla possibilità da parte di questi strumenti di allertare automaticamente medici o altri operatori sanitari   in presenza di valori critici o di visualizzare i trend dei parametri rilevati per conoscere in tempo reale tutto sulla dei pazienti.

La sorveglianza epidemiologica

Covid-19 ha fornito anche stimoli per sviluppare sofisticati sistemi di sorveglianza epidemiologica. Va in questa direzione il sistema di biosorveglianza della Regione Veneto che, attraverso la raccolta, l’elaborazione, la verifica della qualità dei dati degli esami di biologia molecolare effettuati dai laboratori sul territorio regionale, la loro la rappresentazione e la loro integrazione con numerosi database regionali, ha permesso di contenere l’epidemia in Veneto. Nella stessa direzione vanno le esperienze maturate all’estero, in particolare in Israele e in diversi paesi asiatici, dove tecniche di big data e strumenti di intelligenza artificiale operanti su diverse tipologie di database hanno permesso di prevedere, identificare e monitorare le zone di diffusione del Coronavirus.

Le prestazioni di telemedicina

Bisogna riconoscere che questa trasformazione è stata aiutata anche dalla decisione da parte di alcune Regioni italiane di rimborsare le prestazioni di telemedicina, vero scoglio della mancata applicazione delle “Linee guida sull’impiego della telemedicina” realizzate dal ministero della Salute nel 2012. La Regione Veneto, la Regione Toscana e la Provincia di Trento hanno infatti deciso che la telemedicina si configura come una diversa modalità di erogazione di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie e pertanto rientra tra le prestazioni da rimborsare. Per favorire ulteriormente il suo impiego, alcune di queste Regioni hanno deciso di sospendere il pagamento del ticket per tutto il periodo dell’emergenza.

L’erogazione di servizi sanitari in telemedicina da parte degli enti afferenti a questi Servizi Sanitari Regionali è vista come strategica per limitare il rischio di contagio da Covid-19, oltre che un importante supporto ai servizi di assistenza primaria per monitoraggio, cura, riabilitazione e prevenzione secondaria nei confronti di persone fragili o affette da patologie croniche.

Oltre la pandemia

Sono su questa stessa linea di pensiero alcune società scientifiche, a partire da quelle che rappresentano la diabetologia in Italia, che in diversi documenti oggi chiedono di potere fare rientrare questi strumenti nella pratica clinica anche quando l’emergenza sarà terminata.

Infine, la pandemia da Covid-19 potrebbe essere anche una buona occasione per rilanciare il Fascicolo Sanitario Elettronico e trasformarlo in uno strumento clinico attorno al quale costruire servizi di telemedicina, sistemi di sorveglianza, strumenti di auto-monitoraggio (effettuato attraverso app, wearable e l’Internet of Things) e canali di comunicazione sicuri tra medico e paziente. Non è semplice ma varrebbe la pena almeno provarci.

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