Braccialetti e smartwatch per diagnosticare le malattie. A che punto siamo? - Life
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Ultimo aggiornamento il 5 ottobre 2020 alle 15:00

Braccialetti e smartwatch per diagnosticare le malattie. A che punto siamo?

Sempre più spesso sono in grado di monitorare parametri vitali, identificare situazioni di rischio per chi li indossa e diagnosticare malattie. Un recente studio italiano ha dimostrato l’affidabilità degli orologi intelligenti nell’eseguire un elettrocardiogramma

Sempre più spesso orologi e braccialetti intelligenti sono in grado di monitorare parametri vitali, identificare situazioni di rischio per chi li indossa e diagnosticare malattie. Come uno smartwatch in grado di diagnosticare un infarto. Il loro grado di precisione (insieme alla mole di prove cliniche di efficacia) è tale che i produttori hanno chiesto (ed ottenuto) la loro certificazione come dispositive medici da enti regolatori come la Food and Drug Administration (FDA).

Aveva iniziato Empatica (startup in origine italiana) con il braccialetto Embrace per identificare per tempo le crisi epilettiche, aveva continuato AliCover con KardiaBand, un cinturino in grado di eseguire un elettrocardiogramma a una derivazione, ha chiuso il cerchio prima la Apple con Apple watch serie 4 e nei giorni scorsi Fitbit con Fitbit Sense e Samgung con Galaxy Watch 3, tutti in grado di diagnosticare episodi di fibrillazione atriale.

Braccialetti utili anche contro Covid-19

Tali potenzialità iniziano ad essere sperimentate anche nella identificazione di possibili casi di Covid-19 come dimostrano i braccialetti ed orologi intelligenti che misurano in continuo la temperatura corporea o la frequenza cardiaca, associata, nei valori elevati, a possibili episodi di febbre.

Lo smartwatch per identificare un infarto

Acquisita e consolidata la tecnologia, oggi si sta tentando di andare oltre. Per esempio nel caso di pazienti con patologie cardiologiche c’è chi ha scoperto che attraverso un semplice Apple watch è possibile fare un elettrocardiogramma a 9 derivazioni (gli usuali elettrocardiografi usano 12 derivazioni). Uno studio (italiano) recentemente presentato al congresso della European Society of Cardiology e pubblicato su Jama Cardiology dimostra infatti come l’elettrocardiogramma fatto attraverso lo smartwatch abbia una sensibilità del 94% nell’individuare casi di infarto rispetto a una diagnosi fatta attraverso un “vero” elettrocardiogramma.

Affidabile come un ECG tradizionale

Nello studio, condotto tra aprile 2019 e gennaio 2020, sono stati reclutati 100 pazienti, 81 con sintomi di infarto miocardico e 19 sani. L’elettrocardiogramma è stato eseguito spostando lo smartwatch nelle 9 posizioni (tutte sul torace) nelle quali sono posti abitualmente gli elettrodi dell’elettrocardiografo per rilevare l’attività elettrica nelle derivazioni I, II, II, V1-V6. I risultati sono quindi stati confrontati con gli elettrocardiogrammi a 12 derivazioni eseguiti da un elettrocardiografo standard.

Nei pazienti con sindrome coronarica acuta la sensibilità è stata del 94% (nel 94% dei casi si è cioè identificato correttamente un attacco di cuore) mentre nei pazienti sani è stata dell’84%. In altre parole, si è dimostrato che con l’Apple watch è possibile effettuare un elettrocardiogramma a 9 derivazioni con la stessa affidabilità di quello tradizionale quando si tratta di diagnosticare un infarto miocardico.

Utile in emergenza

L’uso dello strumento per fare l’elettrocardiogramma è suggerito a medici e infermieri in condizioni di emergenza, quando non è disponibile un elettrocardiografo e il paziente ha i sintomi di un possibile attacco cardiaco. Non è pensato per il cittadino/paziente intanto perché non saprebbe dove posizionare il sensore dell’orologio e poi perché in una situazione di reale emergenza è fondamentale il supporto, anche solo per valutare clinicamente l’elettrocardiogramma, di personale sanitario qualificato. Almeno fino a quando (in futuro) saranno disponibili software in grado di fare automaticamente una diagnosi sulla base dei dati raccolti secondo queste modalità.

Tre cose che abbiamo imparato

Al di là dei suoi limiti (in tre casi non è stato possibile fare elettrocardiogrammi attraverso lo smartwatch che fossero leggibili e interpretabili, la difficoltà a posizionare correttamente lo smartwatch) questo studio ci insegna tre cose.

La prima è che è fondamentale identificare e usare facili (ma solidi) strumenti che evitino ai pazienti di spostarsi dalle proprie case e intasare studi medici e ospedali, soprattutto in questo periodo di emergenza dovuto a Covid-19. Per molti pazienti, infatti, i sistemi di televisita e telemedicina vanno bene ma rischiano di fallire quando si tratta di inviare al medico dati diagnostici. È auspicabile che elettrocardiografi, ecocardiografi (oggi disponibili anche attraverso smartphone grazie ad una apposita app che analizza le immagini rilevate da una sonda da collegare allo smartphone) e stetoscopi digitali si aggiungano presto ai glucometri, agli sfigmomanometri e agli strumenti per misurare la frequenza cardiaca oggi in uso tra molti cittadini.

La seconda è che è necessario condurre molta ricerca clinica a supporto della misurazione della sicurezza e della efficacia di strumenti di digital health, siano essi di tipo diagnostico o curativo. Non è sufficiente sviluppare la tecnologia ma è fondamentale misurare il suo impatto su esiti clinici facilmente misurabili e valutabili mediante la metodologia di ricerca più solida (studi osservazionali, sperimentazioni cliniche randomizzate, Evidence Based Medicine, Health Technology Assessment).

Infine è importante per i produttori registrare questi strumenti come dispositivi medici presso le autorità regolatorie. Questo passaggio non limita la diffusione di strumenti di digital health, ma, al contrario ne favorisce l’impiego perché supportata da solide evidenze scientifiche.

Sanofi Pasteur e StartupItalia dichiarano che gli autori dei post e gli speaker che prendono parte alle dirette hanno ottemperato agli adempimenti previsti in tema di conflitto di interesse.

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